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“Gestire un gruppo di persone è la chiave del successo in un gioco di squadra come il calcio. Nel calcio di formazione non c’è troppa differenza, cambia il modo in cui ci confrontiamo con i protagonisti.”

Quante volte abbiamo sentito dire o letto sui giornali: quell’allenatore è uno straordinario gestore di uomini?

La gestione delle risorse umane è la chiave del successo in ogni ambito, ancora di più in quello competitivo, sia esso sportivo o lavorativo in generale.

Su questo blog abbiamo già scritto più volte di quanto le capacità empatiche di un formatore possano fare la differenza e di quanto un linguaggio condiviso possa agevolare il raggiungimento degli obiettivi.

Saper gestire un gruppo di giocatori, qualsiasi età essi abbiano, è una delle sfide più importanti per l’allenatore. Per la riuscita di ciò spesso si avvale dei propri collaboratori o dei giocatori stessi, di quelli più carismatici in alcuni momenti e di quelli più empatici o sensibili in altri.

I giocatori più esperti spesso possono essere delle abili chiocce per i giovani che si insediano in prima squadra. L’allenatore deve avere la capacità di osservarli nei vari momenti della giornata e nei differenti contesti, oltre che l’abilità di saperli “sfruttare” per il bene comune che è la squadra.

Un formatore che non potrà contare su giocatori più esperti, considerando che solitamente la squadra che gestisce è composta da giocatori della stessa annata, dovrà affidarsi ancora di più al suo spirito d’osservazione e riuscire a cogliere quali giocatori siano più imbrigliati nelle dinamiche di squadra e quali invece rivestono un ruolo marginale all’interno dello spogliatoio.

Riuscire a far sentire tutti i giocatori protagonisti indipendentemente dal posto che i giovani calciatori occupano nella “scala gerarchica”, permetterà al formatore di poter contare sulla disponibilità di tutti quando questi verranno chiamati in causa.

Oltre alle caratteristiche elencate sopra, un formatore dovrà essere sempre onesto con i propri giocatori e soprattutto coerente nelle valutazioni. Tante volte sentiamo dire: io faccio giocare chi nella settimana ha fatto meglio. Se però uno dei giocatori più forti al momento non si allena come si deve, spesso verrà convocato comunque. Non esiste giusto o sbagliato secondo noi, esiste la coerenza di fronte ai giocatori.

Un esempio pratico di quello che stiamo dicendo si può vedere nella serie di PrimeVideo sul Tottenham Hotspur, in cui Josè Mourinho in settimana si ritrova nel suo ufficio a parlare con il giocatore Eric Dyer, facendogli capire quanto sia importante per la sua visione di squadra. Nella partita di Champions League contro l’Olympiakos però sotto di 2 reti, sostituirà Dyer al trentesimo minuto. In uno spezzone successivo si vedrà Mourinho parlare con il presidente Daniel Levy e dire che sabato farà giocare titolare Dyer per il bene della “famiglia”.

Il bene della famiglia, il bene del gruppo, il bene del singolo giocatore in un contesto di formazione sarà sempre prioritario al risultato. Le convocazioni andranno si fatte in relazione alla formazione che si vorrà schierare al sabato, ma un onesto confronto settimanale con i giocatori, li farà rendere sempre partecipi e consapevoli dei pensieri del formatore nei loro confronti e spesso li disilluderà sulle reali capacità del momento o della riuscita nel contesto competitivo.

Questo tipo di confronto non risolverà tutti i problemi di gestione del gruppo, ma aiuterà senza ombra di dubbio nell’arco della lunga stagione, quando magari anche i valori dei giocatori saranno cambiati da una normale evoluzione, dove si potrà rimarcare come l’abnegazione alla causa abbia portato un beneficio al singolo giocatore e alla squadra di conseguenza.

Staff FLR

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