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“Cos’è un’idea di gioco? Quanto la metodologia d’allenamento aiuta nel raggiungimento della stessa e quanto invece sarà il formatore ad incidere?”

Come sempre le parole che utilizziamo potrebbero essere intese in maniera differente a seconda della zona (paese) in cui verranno lette, ricordando sempre al lettore che chi scrive lavora nel contesto calcistico svizzero e che quindi quanto scritto va contestualizzato, cercheremo di essere più chiari e per quanto possibile sintetici.

L’idea di gioco è quello che voglio far fare alla mia squadra nelle 4 fasi di gioco

Quando ho la palla a grandi linee vorrei che i miei giocatori facessero quello, quanto la perdono questo, se non avranno la palla agiranno in questa maniera e se la riconquisteranno oseranno questo.

Entrando ancora di più nello specifico, se la palla la gestiremo in Z1 costruiremo in questa direzione, in Z2 prepareremo l’attacco in questo dato modo e se saremo in Z3 ci comporteremo di conseguenza. Tutto questo varrà per le 4 fasi e se vogliamo ancora essere più precisi dividendo il campo anche in zone verticali e perché no in quarti di tempo la partita o in base alla reazione dell’avversario.

Ma tutto questo esiste e non esiste sempre in relazione alle qualità di osservazione e di intervento del formatore. Noi possiamo avere tutte le idee del mondo radicate nel nostro cervello, perché siamo fanatici di questo atteggiamento, perché siamo seguaci di quell’idea, sostenitori della corrente X o perché nella mia esperienza ho capito che Y ha sempre ragione.

Questi esempi estremi ma comuni cadranno nel momento stesso in cui i miei giocatori metteranno piede in campo ed inizieranno a giocare con la palla.

Proprio così, perché sono sempre e solo loro che potranno mettere in pratica l’idea di gioco e di conseguenza il formatore dovrà definire principi che possano essere applicati dai propri giocatori tenendo in considerazione i valori assoluti, la predisposizione del gruppo e l’età non solo anagrafica ma cognitiva dei giocatori.

È innegabile che il calciatore avrà le sue idee e di conseguenza 22 giocatori avranno 22 idee. Poi c’è l’allenatore ed ogni membro dello staff che ne avranno una personale. L’idea condivisa è la prima cosa da ricercare. Una volta ricercata l’idea di gioco condivisa dalla squadra che si vorrà sviluppare, bisognerà tenere sempre in considerazione che la partita si giocherà contro una squadra avversaria.

Qui avremo allora la vera prova della forza della nostra idea di gioco, perché non sarà sviluppata in base all’avversario che andremo ad affrontare al sabato, ma l’idea sarà solida dentro i nostri giocatori e la adatteranno loro stessi, sia agli agenti influenzanti della partita di quel sabato, ma soprattutto all’avversario.

L’idea di gioco non è il piano con cui affronterò l’avversario, ma il contenitore dei miei concetti di squadra da cui potrò tirare fuori le differenti capacità in relazione a cosa mi servirà per prevalere sull’opponente di giornata.

In chiusura per non diventare troppo zelanti, vorremmo però aggiungere che la vera qualità del formatore per allenare l’idea di gioco, sarà modellare la metodologia d’allenamento affinchè risulti credibile, semplice e comprensibile al giocatore per ritrovare poi in partita quanto allenato e continuamente essere stimolato a percorrere la direzione condivisa.

Staff FLR

 

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