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“Gestione del naturale e prevedibile calo psico-fisico dei giocatori, appagamento o frustrazione possono essere variabili con cui un formatore dovrà probabilmente confrontarsi al termine della stagione. Può diventare un problema?”

Nel calcio giovanile spesso si considerano i giovani calciatori come delle macchine che devono giocare a calcio. Qualche volta si tende a minimizzare lo stato d’animo dei giocatori e come il singolo giocatore andrà ad affrontare questo delicato periodo della stagione.

Delicato per vari motivi, perché si è alla fine di un percorso condiviso lungo ed importante, perché ogni giocatore vive in maniera diversa questo periodo.

Pensate per esempio a quel giocatore che ha dovuto lavorare più degli altri per arrivare al livello richiesto, che ha dovuto faticare le cosiddette sette camicie e che si trova al termine della stagione, totalmente esausto da un punto di vista di energie psico-fisiche necessarie ad offrire ancora una volta la prestazione.

Poi ci sono quei giocatori che invece hanno già percepito che non si punterà ancora su di loro la stagione seguente o ancora che questa comunicazione l’hanno già ricevuta. Chi è stato escluso potrebbe doversi confrontarsi con una sensazione di frustrazione importante, uno smarrimento o comunque un’assenza improvvisa delle motivazioni. Dall’altra parte invece ci sarà qualche giocatore che alla ricezione della notizia di avercela fatta crollerà in maniera importante o si sentirà appagato, tanto da non riuscire proprio più a ritrovare la concentrazione necessaria per offrire la prestazione già menzionata sopra.

In questo ventaglio di differenti personalità ci saranno poi quei giocatori che invece continueranno ad offrire prestazioni di alto livello fino alla fine, fino all’ultimo minuto dell’ultima partita di campionato, ma che non sentendosi sostenuti dai compagni potrebbero sentirsi a loro volta frustrati.

In tutti questi scenari si devono considerare anche i fattori esterni al campo, come potrebbe essere la carriera scolastica. Ci sono, come è ovvio che sia, anche in questo caso differenti scenari, come i giocatori che sono stati costanti e non hanno riscontrato problematiche di alcun tipo durante l’anno scolastico, che hanno ottenuto la media desiderata (se parliamo di ragazzi che intraprenderanno un nuovo percorso scolastico) e potranno scegliere la scuola che desideravano. Ovviamente bisogna invece menzionare quei giovani che non otterranno la media e dovranno ripiegare o quelli che non supereranno l’anno.

Non entriamo poi nemmeno nel dettaglio delle situazioni familiari, sociali ed economiche in relazione alle vacanze o altre situazioni di questo tipo.

Il contesto culturale e sociale in cui operiamo è determinante nelle dinamiche di gruppo e negli obiettivi individuali e di squadra che siamo andati a definire ad inizio stagione, quindi il formatore, che è persona attenta a tutte le dinamiche dei propri giocatori, dovrà essere in grado di percepire, prevenire e riaccendere il calo di ambizione, di concentrazione e di efficacia dei propri giocatori, rendendosi anche però conto che potrebbe non riuscirci, perché il contesto in cui abbiamo operato non è all’altezza di gestire gli obiettivi prefissati.

Tutto questo articolo non offre le soluzione, ma vuole ancora una volta sottolineare l’importanza del formatore e del suo staff, della loro sensibilità e del senso di responsabilità e chiarezza necessarie a far si che tutti si sentano partecipi, considerati ed apprezzati per poter nel caso specifico, provare a saltare oltre l’ostacolo della fatica in previsione dell’ultimo sforzo per coronare un percorso entusiasmante e faticoso come appunto la stagione che stiamo andando a concludere.

Staff FLR

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